ChatGPT diventa un VLOSE: cosa cambia con la designazione europea ai sensi del Digital Services Act
Dall’assistente conversazionale all’infrastruttura di accesso alle informazioni
Il 31 agosto 2026 la Commissione europea ha designato ChatGPT come “motore di ricerca online di dimensioni molto grandi”, in inglese Very Large Online Search Engine o VLOSE, ai sensi del Digital Services Act. La notizia è giuridicamente importante perché colloca un servizio di intelligenza artificiale generativa nel livello più rigoroso della disciplina europea dei servizi digitali.
La comunicazione ufficiale della Commissione precisa che la designazione dipende dal superamento della soglia di 45 milioni di destinatari attivi mensili medi nell’Unione. La pagina europea di vigilanza, aggiornata il 31 agosto, attribuisce a ChatGPT 159,1 milioni di destinatari mensili: più di tre volte la soglia legale.
Occorre chiarire subito che cosa la designazione non significa. Non è una sanzione, non accerta una violazione e non certifica che ChatGPT diffonda contenuti illeciti. E’ una decisione fondata sulla dimensione e sull’impatto del servizio, dalla quale discende un insieme di obblighi supplementari di diligenza, trasparenza, controllo e gestione dei rischi.
Il dato quantitativo, quindi, apre una fase qualitativa. Il servizio dovrà dimostrare non soltanto di reagire ai singoli problemi, ma di individuare e governare i rischi che possono prodursi su larga scala attraverso la progettazione, il funzionamento e l’uso dei suoi sistemi algoritmici.
Perche ChatGPT può essere considerato un motore di ricerca online
L’art. 3, lettera j), del regolamento (UE) 2022/2065 definisce motore di ricerca online il servizio intermediario che consente all’utente di formulare domande per effettuare ricerche, in linea di principio su tutti i siti web o su quelli in una determinata lingua, e restituisce risultati in qualsiasi formato nei quali possono essere trovate le informazioni richieste.
La formula “in qualsiasi formato” consente di comprendere perche la categoria non sia necessariamente limitata alla pagina tradizionale composta da link ordinati. Una risposta generativa che cerca informazioni online, le seleziona e le restituisce in forma descrittiva può svolgere una funzione analoga, pur con caratteristiche tecniche e rischi differenti.
Proprio qui si trova, tuttavia, il primo punto da non sovrastimare. La pagina della Commissione elenca il servizio designato come “ChatGPT”; la pagina di OpenAI dedicata al DSA riferisce invece il dato dei 159,1 milioni a “ChatGPT search”, cioé alle funzionalità di ricerca online.
Quando si applicano gli obblighi rafforzati
L’art. 33 DSA stabilisce che la Commissione designa come VLOP o VLOSE i servizi che raggiungono almeno 45 milioni di destinatari attivi mensili medi nell’Unione, numero corrispondente al 10 per cento della popolazione europea considerata dal legislatore. Gli obblighi supplementari della sezione 5 si applicano decorsi quattro mesi dalla notifica della decisione al fornitore.
La designazione produce anche un mutamento nella vigilanza. Ai sensi dell’art. 56 DSA, la Commissione dispone di competenza esclusiva per vigilare e applicare gli obblighi supplementari della sezione 5 nei confronti di VLOP e VLOSE. Lo Stato di stabilimento e le autorità nazionali conservano e coordinano altre competenze nei limiti previsti dal regolamento. Per OpenAI Ireland Limited il Coordinatore del luogo di stabilimento è quello irlandese; per gli utenti italiani resta centrale l’AGCOM, che svolge il ruolo di Coordinatore dei servizi digitali per l’Italia e riceve i reclami ai sensi dell’art. 53.
Il cuore del DSA: valutare i rischi sistemici
L’art. 34 impone ai VLOSE di individuare, analizzare e valutare con diligenza i rischi sistemici nell’Unione derivanti dalla progettazione o dal funzionamento del servizio, dai sistemi algoritmici connessi e dall’uso che ne viene fatto. La valutazione deve essere specifica per il servizio, proporzionata alla probabilità e alla gravita dei rischi e aggiornata almeno annualmente, nonché prima di introdurre funzionalità capaci di incidere criticamente sui rischi già individuati.
Le categorie da esaminare sono ampie. Comprendono la diffusione di contenuti illegali; gli effetti negativi sui diritti fondamentali, tra cui dignità, vita privata, dati personali, liberta di espressione e informazione, pluralismo, non discriminazione, diritti dei minori e tutela dei consumatori; gli effetti sul dibattito civico, sui processi elettorali e sulla sicurezza pubblica; la violenza di genere, la salute pubblica, la protezione dei minori e le gravi conseguenze per il benessere fisico e mentale.
Applicata a un servizio generativo, questa griglia solleva questioni concrete. Un sistema può restituire informazioni illegali o facilitare condotte illecite; può presentare come attendibili dati inesatti; può influire sulle scelte informative degli utenti; può produrre risposte problematiche per persone vulnerabili o minori. Il DSA non dice che ogni evento simile costituisca automaticamente una violazione. Chiede invece al fornitore di esaminare se tali fenomeni assumano dimensione sistemica, quale ruolo abbiano progettazione, condizioni d’uso, moderazione, dati e sistemi algoritmici e quali interventi siano ragionevoli e proporzionati.
Un ulteriore elemento è particolarmente rilevante per l’Italia: l’art. 34 richiede di considerare gli aspetti regionali e linguistici specifici degli Stati membri. Non basta quindi testare un servizio in astratto o prevalentemente in inglese. Capacità di comprendere il contesto normativo, moderazione in lingua italiana, errori nelle fonti nazionali e impatto sul dibattito pubblico italiano possono entrare nella valutazione europea del rischio.
Dalla valutazione alle misure di attenuazione
L’art. 35 richiede misure ragionevoli, proporzionate ed efficaci, adattate ai rischi individuati e rispettose dei diritti fondamentali. Il regolamento non impone una soluzione identica per ogni servizio. Indica piuttosto un catalogo aperto di possibili interventi: modifiche alla progettazione e all’interfaccia; adeguamento delle condizioni generali; miglioramento della moderazione; sperimentazione e correzione dei sistemi algoritmici; rafforzamento di processi interni, risorse, documentazione e vigilanza; informazioni piu chiare agli utenti; strumenti a tutela dei minori, inclusi, quando appropriati, verifica dell’eta, controllo parentale e canali per segnalare abusi o ottenere sostegno.
Per i contenuti generati o manipolati che appaiono falsamente autentici, l’art. 35 contempla anche contrassegni visibili e funzionalità che consentano agli utenti di indicarne la natura. Questo profilo si coordina con gli obblighi di trasparenza dell’art. 50 AI Act, ma non vi coincide. Nel DSA la misura e inserita nella gestione dei rischi sistemici del servizio; nell’AI Act gli obblighi dipendono dal ruolo di provider o deployer e dalla specifica categoria di sistema o contenuto.
Per ChatGPT, la conformità non potrà essere ridotta a un avviso generico secondo cui il modello può commettere errori. Un avviso può avere una funzione informativa, ma gli artt. 34 e 35 richiedono un ciclo documentato: identificare il rischio, misurarlo, collegarlo a caratteristiche del servizio, scegliere misure, verificarne gli effetti e correggerle quando risultino insufficienti o producano effetti sproporzionati sui diritti.
Audit, accesso ai dati e responsabilità della governance
La designazione porta con se strumenti di controllo che incidono direttamente sull’organizzazione del fornitore.
L’art. 37 prevede audit indipendenti, a spese del fornitore e almeno una volta all’anno, sulla conformità agli obblighi del DSA e agli eventuali impegni assunti nei codici di condotta o nei protocolli di crisi. Il revisore deve essere indipendente, privo di conflitti, tecnicamente competente e capace di formulare un giudizio motivato.
L’art. 40 attribuisce alla Commissione e al Coordinatore competente il potere di chiedere accesso ai dati necessari per controllare la conformità. Il fornitore può essere chiamato a spiegare progettazione, logica, funzionamento e sperimentazione dei sistemi algoritmici. Ricercatori abilitati possono ottenere dati, secondo condizioni e procedure rigorose, per studiare rischi sistemici e adeguatezza delle misure di attenuazione. Non si tratta di un accesso indiscriminato: il DSA impone di considerare protezione dei dati, sicurezza e segreti commerciali.
L’art. 41 richiede inoltre una funzione di controllo della conformità indipendente dalle attività operative, dotata di autorità, risorse e accesso all’organo di gestione. Il vertice aziendale deve approvare e riesaminare almeno annualmente le strategie di gestione dei rischi e dedicare risorse adeguate. Il rischio digitale cessa così di essere un tema riservato al reparto tecnico e diventa responsabilità di governance.
Infine, l’art. 42 rafforza le relazioni di trasparenza e la pubblicazione delle valutazioni del rischio, delle misure di mitigazione e degli esiti degli audit, pur consentendo di omettere dal documento pubblico informazioni la cui divulgazione potrebbe esporre dati riservati, vulnerabilità di sicurezza o rischi per gli utenti. Le versioni complete restano destinate alle autorita.
Che cosa cambia per utenti, aziende e professionisti italiani
Per l’utente italiano la designazione non crea un diritto all’infallibilità di ChatGPT. Rende però piu strutturato il quadro di accountability del servizio. L’art. 53 DSA consente ai destinatari di presentare un reclamo per presunte violazioni al Coordinatore dello Stato in cui si trovano o sono stabiliti. L’AGCOM ha predisposto una procedura specifica. Il Coordinatore valuta il reclamo e, quando necessario, lo trasmette all’autorità competente o al Coordinatore del luogo di stabilimento.
L’art. 54 riconosce anche il diritto di chiedere il risarcimento per danni o perdite subiti a seguito della violazione degli obblighi del DSA. La disposizione non configura un indennizzo automatico per una risposta sbagliata o insoddisfacente. In un giudizio occorrera allegare e provare la violazione pertinente, il danno o la perdita e il nesso causale, secondo le regole europee e nazionali applicabili. Restano inoltre utilizzabili, quando ne ricorrono i presupposti, gli strumenti del diritto dei contratti, della responsabilita civile, della tutela consumeristica e della protezione dei dati.
Per aziende e professionisti che usano ChatGPT, la novita non trasferisce automaticamente gli obblighi del VLOSE sul cliente. Chi integra il servizio nei propri processi deve però continuare a valutare il proprio ruolo. Un’impresa che usa risposte generate per assistere consumatori, assumere decisioni, predisporre documenti o trattare dati personali puo avere obblighi autonomi derivanti da AI Act, GDPR, diritto del consumo, disciplina professionale o contratto. La conformità del fornitore non assorbe la diligenza del deployer e non sostituisce la verifica umana quando l’attività la richiede.
Per gli studi legali il punto e ancora piu netto. La designazione europea rafforza l’accountability del servizio, ma non rende affidabile per definizione una citazione normativa o giurisprudenziale generata. Fonti, riferimenti e contenuti destinati a un atto o a un parere devono essere verificati su banche dati e testi ufficiali. Il DSA disciplina il fornitore e il rischio sistemico; la responsabilita professionale dell’avvocato resta personale e si misura sulla diligenza richiesta dall’incarico.
DSA, AI Act e GDPR: tre piani diversi
La designazione mostra perche la compliance dell’intelligenza artificiale non possa essere affrontata attraverso una sola legge.
Il DSA parte dal servizio intermediario e dalla sua capacita di incidere sull’ecosistema informativo. Per i VLOSE impone una gestione dei rischi sistemici e una vigilanza rafforzata. L’AI Act parte invece dal sistema o dal modello di IA e distribuisce obblighi tra provider, deployer, importatori e altri operatori sulla base della funzione e del livello di rischio. Il GDPR si applica quando vi è trattamento di dati personali e disciplina, tra l’altro, basi giuridiche, trasparenza, minimizzazione, diritti degli interessati, sicurezza e decisioni automatizzate nei casi previsti.
I tre regimi possono concorrere. Una funzionalità di ricerca generativa può dover essere valutata come servizio VLOSE per i rischi sistemici; come sistema o modello di IA per gli obblighi dell’AI Act; come trattamento di dati per il GDPR. A questi livelli si aggiungono diritto d’autore, consumo, concorrenza, norme settoriali e responsabilità civile.
Non si tratta di duplicazione inutile. Ogni disciplina osserva un rischio diverso. Il problema pratico è costruire una mappa coerente di ruoli, obblighi, evidenze e autorità competenti, evitando sia lacune sia documentazione ripetuta e incoerente.
Criticità e questioni ancora aperte
La prima criticità riguarda la qualificazione. La definizione di motore di ricerca online è sufficientemente ampia da comprendere risultati in qualsiasi formato, ma un sistema generativo non si limita sempre a indicizzare e presentare informazioni reperite sul web: può comporre nuove formulazioni, utilizzare conoscenze incorporate nel modello e operare senza ricerca online. La decisione formale dovrà chiarire come la Commissione traccia il confine del servizio designato.
La seconda riguarda la misurazione. Il dato di 159,1 milioni pubblicato da OpenAI si riferisce a ChatGPT search nel semestre concluso il 31 marzo 2026. Sarà importante comprendere la metodologia applicata, il trattamento degli utenti non autenticati e il rapporto tra destinatari della funzione di ricerca e utenti dell’intero prodotto. Il superamento della soglia, tuttavia, è documentato sia dal fornitore sia dalla Commissione.
La terza criticita riguarda la proporzionalità delle misure. Ridurre un rischio può comprimere libertà di espressione, privacy o accesso all’informazione. Una verifica dell’età troppo invasiva, una moderazione eccessiva o filtri poco trasparenti possono produrre nuovi rischi. Il DSA chiede per questo misure ragionevoli, proporzionate ed efficaci e impone attenzione agli effetti sui diritti fondamentali.
La quarta riguarda il rapporto tra errore individuale e rischio sistemico. Non ogni allucinazione, omissione o risposta discutibile giustifica un intervento regolatorio. Diventano rilevanti per gli artt. 34 e 35 i fenomeni che, per frequenza, gravità, prevedibilità o connessione con la progettazione del servizio, assumono una dimensione sistemica. Distinguere i due piani sarà uno dei compiti più complessi per audit, ricerca indipendente e vigilanza.
Conclusione: la svolta e nella responsabilità organizzativa
La designazione di ChatGPT come VLOSE segna un passaggio preciso: nell’Unione europea un servizio generativo usato su larghissima scala non è osservato soltanto come tecnologia di IA, ma anche come infrastruttura che seleziona e presenta informazioni e può incidere su diritti, minori, salute, dibattito pubblico ed elezioni.
La decisione va letta senza sensazionalismi. Non è una condanna di ChatGPT e non attribuisce agli utenti un diritto alla risposta corretta. Impone però al fornitore un livello superiore di responsabilità documentata: valutazioni specifiche, misure proporzionate, audit indipendenti, accesso ai dati, compliance autonoma e vigilanza diretta della Commissione.
Per utenti, imprese e professionisti italiani il messaggio operativo è altrettanto netto: il DSA rafforza il controllo sul servizio, ma non sostituisce la verifica delle fonti, la protezione dei dati, la diligenza professionale o la gestione contrattuale del rischio. Il prossimo documento decisivo sarà la decisione formale di designazione: solo il suo testo consentirà di stabilire con precisione se il perimetro coincida con ChatGPT nel suo complesso o con le funzionalità di ricerca online. Fino ad allora, questa distinzione deve restare esplicita.