Il Tribunale Ordinario di Trieste, con una pronuncia emessa il 5 dicembre 2025, ha compiuto un passo giuridico di grande rilievo nel campo della filiazione e dei diritti delle famiglie omogenitoriali, riconoscendo per la prima volta in Italia la maternità intenzionale di una donna deceduta prima del riconoscimento formale delle proprie figlie.
I fatti: una vicenda umana e giuridica significativa
La vicenda trae origine dalla storia familiare di due donne unite in un progetto genitoriale condiviso, realizzato attraverso tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) svolte presso centri esteri. Una delle due donne, F.F., professoressa universitaria, pur avendo partecipato consapevolmente al progetto di genitorialità con la sua compagna, non aveva potuto formalmente riconoscere le due bambine alla nascita a causa dell’attuale normativa italiana che non consente il riconoscimento alla madre non biologica e intentenziale nei casi di PMA all’estero.
Purtroppo, F.F. è venuta a mancare nel maggio 2024 a causa di una grave malattia, prima di poter effettuare il riconoscimento anagrafico. Solo successivamente, nel settembre 2024, la famiglia – assistita pro bono dalla Rete Lenford e da un team di avvocati – ha promosso un’azione di stato davanti al Tribunale di Trieste per ottenere il riconoscimento giudiziale della filiazione nei confronti della madre intenzionale deceduta.
Il contenuto della sentenza
Il Tribunale di Trieste, con la sentenza del 5 dicembre 2025, ha accolto integralmente la domanda di accertamento giudiziale del rapporto di filiazione:
- Ha dichiarato che le due bambine sono figlie di entrambe le madri, compresa quella intenzionale, nonostante quest’ultima fosse deceduta prima del riconoscimento formale.
- Ha disposto l’attribuzione del cognome della madre intenzionale alle bambine.
- Ha riconosciuto alle minori tutte le tutele giuridiche, successorie e previdenziali connesse allo status di figlie legittime del genitore deceduto, inclusi diritti ereditari e l’accesso alle prestazioni assistenziali previste per i figli.
Il Tribunale ha motivato la decisione sulla base del primato dell’interesse del minore, ribadendo che le relazioni familiari, anche quando costituite in contesti non tradizionali, devono essere tutelate in modo da garantire continuità affettiva, identitaria e giuridica.
Inquadramento normativo e giurisprudenziale
Il quadro normativo italiano sulla PMA
La legge n. 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita disciplina l’accesso alle tecniche di PMA, ma limita l’accesso alle coppie eterosessuali con problemi di sterilità e non prevede una disciplina chiara per il riconoscimento della filiazione derivante da PMA svolta all’estero da coppie omosessuali.
L’intervento della Corte Costituzionale nel 2025
Un contesto giurisprudenziale rilevante è costituito dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 68/2025, pubblicata il 22 maggio 2025, con la quale la Consulta ha dichiarato incostituzionale la mancata trascrizione alla nascita della figura della madre intenzionale per i figli nati all’estero da coppie omosessuali. Secondo la Consulta, negare tale riconoscimento viola:
- l’articolo 2 Cost. (personalità e identità del minore);
- l’articolo 3 Cost. (uguaglianza);
- l’articolo 30 Cost. (diritti e doveri dei genitori verso i figli).
La pronuncia costituzionale non modifica l’accesso alla PMA in Italia, ma incide significativamente sul piano del riconoscimento giuridico dei legami familiari consolidati all’estero.
Analisi critica: profili giuridici e implicazioni
1. L’evoluzione della nozione di genitorialità
La sentenza del Tribunale di Trieste rappresenta una progressiva evoluzione del diritto di famiglia, che supera l’approccio tradizionale fondato esclusivamente su criteri biologici, riconoscendo la valenza giuridica della volontà procreativa condivisa. Questo orientamento si pone in linea con la giurisprudenza costituzionale recente, che considera centrale l’interesse del minore a mantenere relazioni familiari stabili e protette dalla legge.
2. Continuità affettiva e identitaria
Il Tribunale ha sottolineato l’importanza di tutelare la continuità affettiva e identitaria delle bambine, garantendo che la loro storia familiare non resti priva di riconoscimento giuridico a causa dell’imperfezione del quadro normativo italiano. Questa considerazione rispecchia il principio del “best interest of the child” di matrice sia costituzionale che sovranazionale.
3. Criticità e limiti dell’assetto normativo vigente
Nonostante la pronuncia sia orientata a colmare un vuoto giuridico, è evidente che il legislatore italiano deve affrontare l’assenza di una disciplina organica e unitaria sulla filiazione nelle famiglie omogenitoriali e sulle tecniche di PMA. In assenza di norme specifiche, resta aperta la questione della uniformità interpretativa sul territorio nazionale, con possibili differenze di trattamento tra famiglie che si trovano in situazioni analoghe.
4. I rischi di soluzioni giurisprudenziali “caso per caso”
La prassi dei tribunali di riconoscere giudizialmente situazioni familiari non previste dalla legge può portare a soluzioni non omogenee e ad un’accelerazione del ruolo giurisdizionale nella materia, potenzialmente in conflitto con la funzione legislativa del Parlamento. Questo produce una forma di “diritto vivente” che, pur rispondendo a esigenze reali, richiede una riflessione sistematica e aggiornata da parte del legislatore.
Conclusioni
La sentenza del Tribunale di Trieste del 5 dicembre 2025 rappresenta un precedente giuridico di grande portata nel diritto di famiglia italiano: per la prima volta un giudice ha riconosciuto la maternità intenzionale di una donna deceduta, sulla base della volontà condivisa di genitorialità, garantendo alle bambine tutte le tutele normativamente connesse allo status di figlie.
Questa pronuncia, in continuità con la giurisprudenza costituzionale del 2025, segna una tendenza verso un modello di riconoscimento giuridico dei legami familiari fondati sulla realtà affettiva e procreativa, più che sulla mera biologia, contribuendo ad ampliare la tutela delle famiglie omogenitoriali nel nostro ordinamento. Tuttavia, essa evidenzia anche l’urgenza di un intervento legislativo organico, capace di dare sicurezza, uniformità e chiarezza alle regole in un settore così delicato e in rapido sviluppo.
Link di riferimento
1. Notizie sulla sentenza del Tribunale di Trieste
- I giudici riconoscono la madre intenzionale di una coppia lesbica dopo la morte: è la prima volta in Italia (Quotidiano.net) (Quotidiano Nazionale)
- Morta prima del riconoscimento, il tribunale la dichiara madre: storica sentenza a Trieste (TriesteAllNews) (triesteallnews.it)
- Madre intenzionale lesbica morta prima del riconoscimento: il Tribunale di Trieste riconosce la maternità (Gay.it) (Gay.it)
- Trieste, una delle due mamme è stata riconosciuta dopo la morte (GayPress.it) (GayPress.it)
2. Giurisprudenza costituzionale rilevante
- Sentenza n. 68/2025 della Corte Costituzionale – testo ufficiale (Corte Costituzionale) (Corte Costituzionale)
- Italy constitutional court affirms parental rights of same-sex mothers (JURIST) – panoramica sulla sentenza costituzionale sui diritti dei genitori omosessuali (jurist.org)
- Landmark Ruling for Same-Sex Families in 2025 (Connecting Spheres / Oxfam) – approfondimento ulteriore sulla sentenza n. 68/2025 (Connecting Spheres)
- Procreazione assistita, la Consulta: entrambe le madri possono riconoscere il figlio (GiustiziaNews24) – spiegazione operativa della pronuncia della Consulta (Giustizia News24)
- Gazzetta Ufficiale – sentenza n. 68/2025 (Gazzetta Ufficiale) – testo ufficiale pubblicato in G.U. (Gazzetta Ufficiale)
